Berlusconiland
di Peter Gomez e Marco Travaglio
Processi da blindare. Giudici da mettere sotto controllo. E poi le nomine, le grandi opere, Mediaset e la Rai. Così il Cavaliere vuole ridisegnare il Paese
Non occorre Nostradamus, per vaticinare le prime mosse
del governo Berlusconi III. Bastano e avanzano i precedenti del
Berlusconi I (1994) e soprattutto II (2001-2006), nonché gli annunci - o
le minacce - dell'ultima campagna elettorale per farsi un'idea precisa
di che cosa ci riserva il futuro.
PROCESSI Essendo ancora imputato al Tribunale Milano
per falso in bilancio, frode fiscale e appropriazione indebita (diritti
Mediaset) e per corruzione giudiziaria (presunta tangente per tappare la
bocca al testimone David Mills) e in udienza preliminare a Napoli per
corruzione (dell'ex direttore di Raifiction Agostino Saccà), nonché
indagato a Roma per istigazione alla corruzione di alcuni senatori del
centrosinistra affinché passassero col centrodestra, il Cavaliere si
occuperà anzitutto dei suoi processi. Da una parte deve evitare una
possibile condanna in quelli milanesi che si concluderanno entro qualche
mese: infatti anche se appare scontato che la prescrizione impedirà di
arrivare a un verdetto definitivo, cominciare il proprio mandato con una
dichiarazione di colpevolezza potrebbe essere devastante dal punto di
vista dell'immagine. Dall'altra, Berlusconi deve risolvere alla radice i
possibili problemi causati dalle due nuove indagini, relative a fatti
dello scorso anno.
In più c'è da sistemare l'imputato a lui più vicino: Marcello Dell'Utri.
Pregiudicato per frode fiscale, il senatore azzurro s'è appena visto
annullare con rinvio la condanna in appello a 2 anni per tentata
estorsione mafiosa, ma rischia nell'altro processo: quello d'appello per
concorso esterno in associazione mafiosa, chiuso in primo grado con la
condanna a 9 anni. Decisive in tutti i dibattimenti sono le
intercettazioni telefoniche. Non a caso il programma del Pdl vi dedica
ampio spazio. Testuale: «Limitazione dell'uso delle intercettazioni
telefoniche e ambientali bientali solo al contrasto dei reati più gravi
», che Berlusconi ha spiegato essere solo «la mafia e il terrorismo»,
aggiungendo che già nel primo consiglio dei ministri «saranno introdotte
pene severe per chi trasgredisce: 5 anni per chi ordina intercettazioni
non permesse, 5 anni per chi le esegue, 5 anni per chi le diffonde, 2
milioni di euro di multa per gli editori che le pubblicheranno ». E
quelle già acquisite in precedenza? Siccome si applica sempre la legge
più favorevole all'imputato, verrebbero cestinate su due piedi. Migliaia
di processi fondati su intercettazioni (compresi, per esempio, quelli
per Calciopoli, per le scalate dei furbetti, e per il caso
Berlusconi-Saccà- senatori) andrebbero così in fumo. Dell'Utri
resterebbe però escluso dal colpo di spugna, essendo imputato per
concorso esterno. Ma questo reato - «inventato» nel 1987 dal pool di
Falcone e Borsellino - molti dirigenti del Pdl, Berlusconi in testa,
hanno più volte annunciato di volerlo cancellare, o ridimensionare.
IMMUNITÀ In alternativa, per tagliare la testa al toro
ed eliminare tutti i processi a carico di parlamentari, c'è una
scorciatoia: il ripristino dell'autorizzazione a procedere, abolita nel
1993. È vero che non è prevista dal programma, ma quando Berlusconi l'ha
annunciata in campagna elettorale, nessuno degli alleati, An e Lega, che
15 anni fa ne reclamarono l'abolizione, ha fiatato. Anzi, da anni giace
in Parlamento una proposta di legge in tal senso del forzista Francesco
Nitto Palma.
GIUDICI Per
intimidire ulteriormente i magistrati impegnati nelle indagini sui
colletti bianchi, il programma del Pdl prevede poi una «maggiore
distinzione fra pm e giudici», mentre Berlusconi ha ripetuto più volte
negli ultimi giorni che i pubblici ministeri dovranno diventare semplici
«avvocati dell'accusa», sganciati dall'ordine giudiziario e sempre più
attratti nell'orbita della politica. Si avvererebbe così anche il
vecchio sogno del Piano di rinascita della P2 di Licio Gelli, dal quale
il Cavaliere ha copiato pari pari anche l'ultima trovata, quella di
«test psichiatrici per i magistrati».
Completa il quadro della guerra alle toghe il proposito, scritto nel
programma Pdl, di «norme costituzionali in tema di responsabilità
penale, civile e disciplinare dei magistrati ». Basterà dunque la
denuncia di un potente per intimorirli e convincerli a occuparsi solo di
reati da strada.
RAI Innanzitutto c'è da rinnovare il cda, che scade
entro l'estate. Dopo il no del Consiglio di Stato alla sostituzione del
forzista Angelo Maria Petroni con Fabiano Fabiani, la Rai che il
centrosinistra riconsegna a Berlusconi è la stessa che Berlusconi lasciò
al centrosinistra nel 2006, con 5 consiglieri del Pdl su 9 e un
presidente, Claudio Petruccioli, nominato dallo stesso Cavaliere. Per
fingere di non forzare la mano, Berlusconi potrebbe decidere di
riconfermare il Consiglio attuale, ovviamente riprendendosi il direttore
generale: via Claudio Cappon e dentro un forzista di stretta obbedienza
(si parla di Fabrizio Del Noce, con Clemente Mimun a RaiUno ed Emilio
Carelli da Sky al Tg5). In un primo momento, anche i direttori dei tg
resterebbero gli stessi: Riotta, nominato dal centrosinistra al Tg1, s'è
conquistato la fiducia del Cavaliere con alcune interviste mute in
campagna elettorale (spettacolare quella in cui non obiettò praticamente
nulla quando Berlusconi sostenne di non aver mai emesso alcun editto
bulgaro e di aver anzi tentato di tenere Enzo Biagi alla Rai).
MEDIASET Più
complicata la situazione dell'azienda di famiglia. Ma non a causa del
centrosinistra, che non ha mosso un dito su conflitto d'interessi e
antitrust delle reti, bensì a causa dell'Europa. Il 31 gennaio 2008 la
Corte di giustizia europea ha emesso la sentenza sul caso Retequattro-
Europa7: le norme italiane che consentono a Retequattro di utilizzare le
frequenze destinate a Europa7 (l'editore Francesco Di Stefano vinse la
concessione a trasmettere su scala nazionale nel 1999, mentre
Retequattro la perse) sono «contrarie al diritto comunitario». La legge
Maccanico, il decreto salva-Retequattro e la legge Gasparri sono
illegali. Tutte infatti concedono un infinito "regime transitorio" a
Retequattro, che invece va spenta subito, dando a Europa7 ciò che è di
Europa7. L'applicazione di quelle norme «a favore delle reti esistenti
ha avuto l'effetto di impedire agli operatori sprovvisti di frequenze di
trasmissione l'accesso al mercato», scrivono i giudici europei. Idem per
la Gasparri, che «ha consolidato l'effetto restrittivo constatato al
punto precedente» e ha «prolungato il regime transitorio». Inutile
obiettare, come fa Berlusconi, che forse nel 2012 le tv (la Gasparri
diceva 2006) trasmetteranno solo grazie al digitale terrestre e i canali
saranno così moltiplicati. Per l'Europa bisogna intervenire, anzi si
sarebbe già dovuti intervenire visto che la sentenza ha valore di legge,
è immediatamente esecutiva e il governo italiano avrebbe dovuto
applicarla. Ma l'ex ministro Gentiloni ci ha dormito sopra un mese. Poi,
a fine febbraio, ha chiesto un parere al Consiglio di Stato. Il verdetto
è previsto a breve. E per il 6 maggio il Consiglio di Stato ha pure
fissato l'udienza per recepire a sua volta la sentenza europea nella
causa intentata da Di Stefano allo Stato: cioè per quantificare il
risarcimento dovuto a Europa7 (che chiede oltre un miliardo) ed
eventualmente concederle le frequenze che le spettano (in caso contrario
il risarcimento si moltiplicherebbe). Se stabilisse che il governo deve
spegnere Retequattro e assegnare le frequenze a Di Stefano, Berlusconi
non potrebbe che prenderne atto, salvo inventarsi un'altra legge ad hoc,
innescando un braccio di ferro con l'Europa. Ma non basta. Perché i
problemi con la Ue non finiscono qui.
DIGITALE TERRESTRE Il 19 giugno 2006 la Commissione Ue
ha inviato al governo Prodi una lettera di «messa in mora» del duopolio
Rai-Mediaset, giudicando intollerabile che in Italia possa accedere al
digitale solo chi già possiede emittenti nell'analogico: cioè Rai e
Mediaset, che escludono la concorrenza di nuovi operatori. Se la
Gasparri non sarà smantellata entro il 2009, l'Italia dovrà pagare una
multa fino a 400 mila euro al giorno con effetto retroattivo dal giugno
2006. Un salasso per le già esangui casse dello Stato. Spetterà a
Berlusconi risolvere la faccenda, visto che non ci ha pensato Prodi:
essendo improbabile che il Cavaliere si rimangi la Gasparri, gli
italiani si ritroveranno tra capo e collo una tassa aggiuntiva, la
"tassa Mediaset".
CONFLITTO DI INTERESSI Già allargato negli ultimi due
anni con l'ingresso in Mediobanca e l'acquisto di Endemol (che vende
programmi e format alla Rai), si allargherà ancora se Berlusconi, come
racconta Prodi agli amici, tentasse di prendersi l'Eni o le Generali o
la Telecom. "Il Foglio" e altri parlano da giorni di una fusione
Mediaset- Telecom, progetto accantonato l'anno scorso quando si disse
che persino la la legge Gasparri la impedirebbe. In realtà la zampata
più probabile è sulle Generali: Fininvest è già nel patto dell'istituto
di credito di Piazza Cuccia, principale socio delle assicurazioni
triestine.
ENTI PUBBLICI Tutte le nomine da rinnovare. Berlusconi
sembra intenzionato a riconfermare i vertici di quasi tutte le società,
anche se la Lega chiede spazio nei vari cda. Chi rischia invece è
Massimo Sarmi, il numero uno delle Poste, legatissimo ad An.
ALITALIA Sebbene la compagnia abbia in cassa denaro
solo per poche settimane, Berlusconi tenterà di sbarrare la strada ad
Air France per far riprendere quota ad Air One-Lufthansa. In Parlamento,
tra l'altro, atterrerà Daniele Toto, nipote di Carlo, il patron del
principale concorrente nazionale della compagnia di bandiera.
GRANDI OPERE Tav, ritorno al vecchio tracciato con
tunnel di 54 km a Venaus e accantonamento del percorso alternativo meno
sgradito alle popolazioni locali. Per questo Antonio Di Pietro prevede
la «libanizzazione della Valsusa». Al via poi anche il ponte sullo
Stretto, fortemente voluto dall'Mpa di Raffaele Lombardo. L'incognita è
la Lega, contraria al progetto.
ENERGIA Posa della prima pietra per una serie di
centrali nucleari che cominceranno a funzionare tra dieci anni.
Individuazione di un sito di stoccaggio per i rifiuti radioattivi. Per
far fronte all'aumento di richieste di corrente elettrica e
combustibili, Berlusconi incentiverà comunque i privati. Molti suoi ex
collaboratori si occupano attivamente di trading sul petrolio e sul gas.
Il Cavaliere si raccomanda che stringano accordi non più solo con la
Russia di Putin, ma con altri paesi.
FORZE DI POLIZIA Scontato un ritorno in grande stile ai
vertici dei servizi segreti e della Finanza di tutti gli uomini legati
all'ex direttore del Sismi Niccolò Pollari e al suo amico e
neo-parlamentare Roberto Speciale. Confermati invece i vertici di
polizia e carabinieri.
IMMIGRAZIONE Aumento del numero dei Centri di
permanenza temporanea per gli immigrati e nuova legge sui clandestini
così come chiede a gran voce la Lega.
ESTERI Nuove regole di ingaggio in Afghanistan e
ipotesi di ritorno in Iraq mentre gli americani, da McCain a Obama e
Hillary, preparano la exit strategy. L'ex ministro della Difesa, il
filo-americano Antonio Martino (che vorrebbe essere riconfermato) è per
un disimpegno dal Libano e chiede a gran voce un invio di istruttori a
Baghdad. Ma è prevedibile che prima di decidere si attenderanno le
presidenziali Usa