di Marco Travaglio
Una carrellata della promesse del Cavaliere durante questa campagna elettorale
Fortuna che la campagna elettorale è durata così poco,
perché dallo scioglimento delle Camere (6 febbraio) il cavalier
Berlusconi è riuscito a farsi fraintendere una sessantina di volte in
60 giorni. La cordata per Alitalia, con o senza figli. Le
precarie promesse in spose a Piersilvio. La lotta e/o elogio all'evasione
fiscale. Veltroni maschera di Stalin. Le grandi intese con la maschera di
Stalin. I brogli. Le schede. La guerra al Quirinale. Il voto
agli immigrati (pesce d'aprile). La sinistra cogliona, anzi no. Mastella in
lista, anzi no. Le donne in cucina a fare le torte. Ruini
alleato per il voto disgiunto. E il Viagra, e le veline, e
noi maschi latini.
E il nuovo Contratto con gli italiani: non pervenuto. E la sfida in tv a
Veltroni ("Io straccio chiunque"): mai vista. E i giornali
della Fiat che "non stanno né di qua né di là", dunque non sono liberi,
diversamente da quelli suoi e del Ciarra. Strepitoso quando ha promesso in tv
(almeno due volte) "il traforo del Frejus", purtroppo già fatto dal 1871.
Favoloso quando s'è attribuito una statura di "un metro e 71". Grandioso
quando ha rievocato, dinanzi alla mummia di Riotta, gli sforzi sovrumani
compiuti per trattenere Enzo Biagi, purtroppo fuggito dalla
Rai con la liquidazione. Fantastico quando ha negato l'editto bulgaro e le
corna al vertice di Caceres. Mitico quando ha annunciato che, se lo
intercettano un'altra volta, espatria. Meraviglioso quando ha eccepito sulla
cultura di Antonio Di Pietro ("La laurea gliel'han regalata i
servizi"), per poi sfoggiare la propria citando "San Pietro sulla via di
Damasco" (lui la laurea l'ha presa per corrispondenza?). Purtroppo Air
France, non abituata al personaggio, l'ha preso sul serio e s'è
ritirata da Alitalia.
Uòlter invece lo conosce e ha ignorato i suoi deliri,
evitando di restare impantanato nella solita girandola di detti e
contraddetti. Ma il suo lungo silenzio sull'avversario ha fatto sottovalutare
a molti indecisi i pericoli di un Berlusconi III, con relativi conflitti
d'interessi (aumentati con i nuovi processi per corruzione, con l'ingresso in
Mediobanca e con l'acquisto di Endemol che fornisce programmi alla Rai) e una
corte dei miracoli ancor più scombiccherata dell'ultima: in lista col Pdl,
oltre a una ventina di pregiudicati, ci sono persino
Maurizio Saia, che diede della 'lesbica' a Rosy Bindi; e il trio Barbato-Gramazio-Strano, che festeggiarono a sputi, champagne e mortadella la caduta di Prodi in Senato e il Cavaliere aveva giurato di non ripresentare. Mancano le parole? Basta copiare quelle di Indro Montanelli, anno 2001: "Il berlusconismo è la feccia che risale il pozzo, la destra del manganello". O l'appello firmato sette anni fa da Bobbio, Galante Garrone e Sylos Labini: "A coloro che, delusi dal centrosinistra, pensano di non andare a votare diciamo: chi si astiene vota Berlusconi. Una vittoria del Polo minerebbe le basi stesse della democrazia". Purtroppo i grandi vecchi sono morti, e anche noi ci sentiamo poco bene.